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domenica 4 gennaio 2009

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Epilogo di una lunga lettera d'amore

Nota: Questo è il mio ultimo post su questo blog. Ho deciso di cominciarne uno nuovo per motivi che spiegherò fra poco. Certe cose andrebbero dette a voce, ma al momento non mi è possibile farlo, quindi accontentatevi di leggerlo. Però immaginatela, la mia voce. Una voce incrinata, stanca, rotta dalle lacrime. La mia voce strana ma dolce, che passa da note abbastanza acute ad accenti cupi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Immaginate i miei occhi rossi e i miei sospiri fra un punto e un altro. Immaginatemi inspirare dopo ogni virgola. Questa non è una vera lettera ma un lungo discorso, perdonatemi fin da subito perché forse ci metterò troppo di mio, ma per tutto c'è un motivo quindi abbiate la pazienza di accontentarvi. Ecco ora se volete farmi contenta commentatemi. Tutti voi che magari mi leggete di nascosto (so che ci siete) e anche gli abitués. Non voglio per forza sentirmi dire "che brava Auro" o "povera Auro", mi basta sapere che ci siete e che mi avete accompagnato durante questo breve ma intenso cammino... e non smettete di seguirmi eh!

La storia continua su: Non è proprio un Moleskine

Ho iniziato questo blog principalmente pensando a te. È stupido ammetterlo solo ora ma credo tu lo abbia capito ormai. Mi viene difficile scrivere una lettera anche se non è la prima volta che lo faccio, solo che adesso vorrei poterti parlare ma non posso. Non ci riuscirei comunque, non sono mai stata brava a parlare di quello che provo. Mi riesce meglio scriverlo quindi è giusto così. Tante, troppe volte ormai ho detto basta, che avrei dovuto smettere di amarti. L'ho detto qualche tempo fa e si è riflettuto nei miei articoli; c'era qualcosa del mio amore per te in ogni virgola che digitavo. Questa credo però sia davvero l'ultima pagina, perciò è inutile che continui a scrivere in questo blog, a meno che non succeda un miracolo in cui ho da tempo smesso di credere. Il fatto è che ogni parola scritta, ogni carattere, ogni parentesi era per te, indirettamente almeno. Considera questo blog come una lunga lettera d'amore che però finisce qui.

C'è chi mi ha detto per consolarmi che forse è meglio così, però io continuo a chiedermi come mai quello che sarebbe meglio per me è sempre quello che più mi fa soffrire. È umiliante ammettere di aver amato tanto qualcuno per cui a malapena esisti. E non osare dire che non è vero, perché ci hai messo così tanto impegno a farmi capire che non ti importa nulla di me che ormai mi hai convinto. Mi sono anche chiesta come mai ti sei impegnato tanto, ma ormai per me non ha più alcuna importanza. Ora magari tenterai di farti perdonare con qualche gesto inutile, come se farmi un regalo e non consegnarlo mai mi possa tirare su. Che poi non hai nemmeno capito che non me ne facevo nulla di un regalo, tutto quello che volevo era condividere qualcosa con te. Come se cercarmi dopo che ti ho detto basta possa ridarmi tutte le lacrime che per te ho versato. Chi mi restituirà tutto l'amore che ti ho dato senza ricevere in cambio altro che lacrime, singhiozzi e ancora lacrime? Mi hai affogato nel dolore, e non provare a dire che non è una tua responsabilità. Tutti su questa terra siamo responsabili anche involontariamente del dolore di qualcun altro, quindi anche tu. Forse il tuo unico peccato è solo di aver ricevuto troppo amore senza meritarlo. Forse in realtà qualcosa di sbagliato lo hai fatto, ma ormai non ha più senso domandarselo.

Restare amici non era la soluzione, per questo ti ho trattato peggio che ho potuto e mi sono allontanata. Avrei voluto potermi accontentare, ci ho anche provato, ma sarebbe stato ipocrita e doloroso, ma chi voglio prendere in giro? Anche starti lontano per me lo è. Sapere che qualcun altro, chiunque altro sulla terra può stare con te ma io no. Per me l'inferno è arrivato lo stesso, senza aver avuto che una notte di paradiso. Ho ringraziato lo stesso Dio per avermene dato una notte, ma ancora non riesco a capirne il senso. Come una bambina a cui viene dato un cucchiaino di torta mentre la teglia viene messa sullo scaffale più alto in modo che non ci possa mai arrivare. Sapere che sapore ha e poterla vedere ma non averla mai più. Mai più. Forse un po' mi hai sottovalutato. Non mi hai mai preso sul serio. Non hai mai considerato veri i miei sentimenti perché forse non hai capito che io non ti amavo per i tuoi pregi. Non ti ho mai amato per le cose in cui sei più bravo. Non solo per quelle almeno. Ti ho sempre amato nella tua imperfezione, ogni minimo difetto per me era qualcosa di prezioso e unico. Li vedevo ma semplicemente non mi importava, li ho trattati con la dolce indulgenza che solo l'amore disinteressato può garantire. E non credo nemmeno di averti conosciuto solo superficialmente, perché fin da subito ho sentito qualcosa in te di affine. Per questo anche ora che le nostre strade si separano in un certo senso ti capisco. Neanche ora riesco a odiarti completamente, anche se qualche motivo ce l'avrei e mi hai deluso tantissimo. Purtroppo però credo di averti amato prima ancora di aver conosciuto il tuo nome. A pelle. Purtroppo perché ora non mi resta che il ricordo di te da accarezzare.

Mi sento stupida in un certo senso ma so anche che io ti ho amato più di qualsiasi altra persona, in un modo così totale e sincero che forse fa anche un po' paura. Quando mi hai detto che ero una persona unica in un certo senso avevi ragione. Io per te sarei stata unica, romantica, senza maschere. Sarei stata qualsiasi cosa mi avessi chiesto di essere e anche quello che desideravi senza aver bisogno di chiedermelo. Avrei voluto levare ogni segno di dolore dalla tua fronte e dal tuo sorriso, se me lo avessi permesso. Quando dissi che non troverai mai qualcuno che ti ami come ho fatto io lo pensavo e lo penso ancora. Non perché a te manchi qualcosa per farti amare, ma semplicemente perché non credo esista qualcosa di più. Io almeno non l'ho mai provato. Ti ho amato anche quando mi hai rifiutato, anche quando non mi hai dato nulla in cambio. Anche quando mi hai pugnalato sorridendomi ed io sorridendo mi sono accasciata. Non è vero che ho smesso di amarti quando ho capito che non avrei ricevuto nulla. Quella era una maschera, purtroppo legata male, che è caduta troppo presto forse. Sono rimasta fragile e vulnerabile per te e come forse meritavo sono stata punita per la mia debolezza. Ho ceduto troppo a cose che non avrei dovuto tollerare. E nel mio cuore ho sempre accarezzato l'idea che magari un giorno tu capissi cos'hai perso e che tornassi indietro. Lo spero ancora in realtà, forse non smetterò mai di farlo. Me lo chiedessero direi che ne sono più che sicura. Però nella vita non si sa mai e per come stanno le cose ora una parte di me vorrebbe riuscire ad andare avanti.

Vorrei tanto poterti dimenticare e fare come se non fossi mai esistito, ma la tua presenza mi ha cambiato profondamente e non mi è possibile ignorarti, anche se è la cosa che vorrei di più. Solo che quando piangevo, quando mi sentivo morire, quando ho avuto più bisogno di te non ci sei mai stato. Solo un'inesplicabile e gelida assenza al mio fianco. Per questo ormai mi sono arresa al fatto di non contare nulla per te. Bravo, ci sei riuscito. Spero che tu sia soddisfatto. A me tutto questo fa solo molto male.

Il fatto è che io ho bisogno di stabilità. Ho bisogno di qualcuno da considerare un nido. Ho bisogno di coccole. Ho bisogno di qualcuno che mi sostenga se scoprissi di essere ammalata. Ma tu non lo sai nemmeno che forse lo sono, quindi come posso contare su di te? Forse non leggerai nemmeno questa lettera, non ti interessa nemmeno probabilmente. Credo di aver smesso di essere interessante ai tuoi occhi quando hai capito che ti amavo. Troppo presto forse, ma non sono una di quelle ragazze che fanno le gatte morte, che scappano quando dovrebbero, che fingono o che fanno le stronze. Sono diversa, anche se non vorrei. Unica, forse. Credevo lo avessi capito ma forse erano solo parole le tue. Forse non avrò mai la risposta che cercavo, cioè se è normale avere una tale sintonia baciando qualcuno per la prima volta. Te ne eri accorto almeno? Ogni volta che si bacia qualcuno per la prima volta c'è quel periodo di assestamento, in cui bisogna prendere il ritmo per così dire. Con te no, è stato perfetto da subito. A me non era mai successo prima. La consideravo una cosa speciale, perché i baci sono specchi di quello che sentiamo e che siamo. Ma forse non lo è poi così tanto, dato che non ha permesso alla nostra sorte di essere migliore. Questo è quello che hai perso. Quello che ho perso anche io e non mi pare una consolazione.

Forse ora mi prenderai in giro coi tuoi amici e ti vanterai di questa ragazzina immatura, così immatura da amare così tanto e così gratuitamente qualcuno che per lei non prova assolutamente nulla. Fallo pure, se mi sono esposta così tanto vuol dire che dopotutto non mi importa poi molto di essere derisa. D'altra parte è già stato fatto prima e ne troverò molte di persone a deridermi solo perché la mia logica e i miei sentimento sfuggono al comune buon senso.

Sappi comunque questo: io non ho mai permesso e non permetterò mai all'inferno di avvolgermi, per usare le parole di Calvino. Io sono al di sopra, al di fuori. Non mi lascerò morire per te che non meriti nulla. Se questo significa perderti per sempre allora ben venga, perché esiste un limite ed io non voglio superarlo. Non posso permettere al mio amore per te di distruggermi ed annullarmi. L'ho già fatto fin troppo, quando gli ho permesso di sostituirmi. Io merito qualcuno che mi ami, e anche se avrei voluto tanto che fossi tu, non posso rovinare la mia vita per rincorrerti. Se dovessi dire cosa penso ora, penso che non amerò mai più nessun altro ed in parte è vero. Non amerò più nessuno nel modo unico e speciale in cui ho amato te. Pazienza. Amerò diversamente. Forse in modo meno intenso e totale, forse anche di più. La persona stupenda che sono l'hai persa tu, non io. Forse un giorno lo capirai e deciderai di tornare indietro a prendere quello che io sento sia il tuo posto, sempre se altri non saranno arrivati prima e mi avranno apprezzato davvero per quello che sono. In un certo senso sarai sempre il benvenuto nel mio cuore, bentornato sarebbe più adatto ma non suona bene. Solo che da oggi mi dispiace, ma non sei più il solo. Da oggi quello che scrivo non lo scrivo per te.

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Il punto (curriculum letterario)

... della situazione. Professionalmente parlando. Potete anche non leggerlo sto post, non me ne frega niente (non è vero ma meglio fare come la volpe con l'uva). Questo è una sorta di riassunto che faccio principalmente per me, per ricordarmi che il tempo che ho dedicato a scrivere non è del tutto buttato via. Partendo dal presupposto che voglio fare sia la giornalista che la scrittrice ma che le due cose sono sempre viste da tutti come cose separate (perchè poi?) le tratterò anch'io come due professioni distinte.

L'Auro giornalista:

Beh, si potrebbe dire che non ho fatto quasi nulla. Nulla di visibile almeno, quindi avrei buoni motivi per mettermi le mani nei capelli. Però ci ho riflettuto a lungo e parlando col mio guru (leggi psicoterapeuta involontario) ho ricostruito che qualcosa di interessante l'ho fatto. Ho intervistato Eugenio Finardi e Magdi Allam. E scusate se è poco. Anche se le due interviste (fatte per una web tv locale) non sono mai state messe online (per ragioni ancora da comprendere) la sottoscritta si ritiene molto soddisfatta di entrambe. Cioè chi è che a 22 anni e mezzo può dire di aver intervistato personaggi di questo calibro? Ok magari tantissima gente, ma le mie interviste erano anche belle. E se lo ha detto mio padre che non esita mai a smontarmi anche quando non ce ne sarebbe bisogno... Beh, sono sicura di potergli credere. Non è l'unico che l'ha detto ma è il parere che mi da più soddisfazione sinceramente.

Poi sto fondando il primo giornalino di ateneo dell'università di Parma, completamente "sponsorizzato" e approvato dalla coordinatrice del corso e indirettamente anche dal rettore e dal preside di facoltà. Veramente non ero da sola, ma ormai sono rimasta l'unica ufficiale responsabile (leggi: l'unica che si becca le rotture di maroni, ma anche la gloria e allora mi sta bene così). Se fossimo in un grande college inglese forse il mio nome verrebbe ricordato, ma siamo in Italia e i giornalini di ateneo non se li fila nessuno. Anche se da questo punto di vista siamo un po' bloccati, ho dedicato un sacco di ore che avrei dovuto passare a studiare a questo progetto, e non ho nessunissima intenzione di lasciarlo perdere perché qualcuno si è semplicemente stufato.

L'Auro scrittrice:

Questa è la parte che, mi duole ammettere, ho un po' sacrificato. L'ho sacrificata sperando che lo studio e la crescita personale mi permettano di scrivere dei bei libri e non delle boiate come i libri di Paolini, che sarà pure un enfant prodige, ma se anche mio fratello che ha 16 anni e il libro più bello che ha letto è Harry Potter dice che sono scritti piuttosto male io mi preoccuperei. Soprattutto perché ci ha anche trovato qualche errore grammaticale. E mio fratello, seppur intelligente e molto brillante, non è proprio per niente un patito della grammatica. Nel caso si notasse la traccia di invidia che muove le mie dita mentre scrivo queste righe sappiate che io la trovo pienamente giustificata (e come potrebbe essere altrimenti?). Questo ragazzino ha fatto i miliardi, beato lui, scrivendo dei libri che soffrono degli errori tipici dell'immaturità. Errori che anche io faccio e ne sono perfettamente consapevole. Per cui forse un minimo di scrupolo prima di pubblicare qualcosa scritto male me lo farei. Immagino che essere messo davanti alla possibilità di pubblicare qualcosa di proprio e farci i miliardi sia una grande tentazione, ma mi chiedo se gli editori abbiano fatto abbastanza il loro lavoro in questo caso. Il lavoro di editare intendo. Comunque, perdonate la parentesi, torniamo a me.

Io in testa di storie ne ho un mare. Letteralmente. Però sto aspettando il momento in cui sentirò di poterle scrivere rendendo loro giustizia. Anto lo sa che sono quasi complete (almeno la saga fantasy) perchè gli ho raccontato tutti e dieci i libri durante una lunghissima telefonata (spero l'abbia registrata perchè un paio di colpi di genio narrativi che ho improvvisato lì me li sono scordati ^_^"). Ah ma forse per chi non sa cosa sto scrivendo è meglio che faccia un piccolo elenco:

  • Una saga fantasy di dieci libri (o forse nove, o forse otto) di cui non dico nulla perché sarà il mio personalissimo Signore degli Anelli e quindi non voglio me lo rubino. Non ci sono elfi se ve lo steste chiedendo, nemmeno nani o hobbit. Ci ho fatto un gioco di ruolo ma ho deciso di chiuderlo perché mi ero stufata e mi erano venute in mente altre idee da aggiungere. Di questo avevo quasi finito il primo libro ma ho pensato di riscriverlo da capo perchè era molto acerbo e anche se ci sono dei cavalieri di Draghi NO, non li ho copiati da Paolini, il libro ho iniziato a scriverlo prima che uscisse Eragon;
  • Un giallo ambientato a Novarca. Un mondo che fonde elementi fantasy con un'atmosfera fantascientifica. Avevo iniziato a farci un blog (Meet Kyle Scarlett) ma poi mi sono resa conto che i personaggi mi piacevano troppo e volevo dedicare più attenzione alla stesura della trama (i gialli sono difficili da scrivere);
  • Un thriller paranormale, anche questo era in un blog ma ero troppo immatura all'epoca. Se cercate Puro e Cristallino su google forse lo trovate ancora ma io un po' mi vergogno a sponsorizzarlo dato che ci rivedo troppo della me di un paio di anni fa;
  • Una raccolta di racconti completamente narrata da voci femminili. Si intitola Monologhi di donna ed essendo quello più concreto e vicino alla realtà è probabilmente quello che scriverò per primo. Secondo me è anche il più maturo e se riuscissi a pubblicarlo vorrei dare una parte del ricavato a una qualche fondazione che si occupi di combattere la violenza contro le donne. Ma tanto non lo pubblicherò mai quindi il problema non si pone. I racconti sono dieci ma ne ho pensati completamente solo tre, di cui uno in parte scritto (quello che ho scritto ascoltando Allevi e che qualcuno ha già in parte letto);
  • Vari racconti sparsi, fra cui Miranda che vorrei un po' approfondire e dargli un minimo di anima;
  • Non è proprio un Moleskine, il mio taccuino folle.
Ecco, ora che ci penso non ho buttato via il tempo. Di cose ne ho fatte tante ma sono solo in fase embrionale. Sono giovane, posso finirle tutte e finirle anche per bene, spero. Devo comprarmi un registratorino per le interviste e per registrare le mie idee a voce dato che per ora di scrivere non mi pare il caso. Odio scrivere cose non finite. Credo che questo sia un buon anno per iniziare a concretizzare. Mamma mia ne ho di cose da fare quest'anno e ho anche già perso quattro giorni!

martedì 30 dicembre 2008

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Phoenix Wright: un uomo un perché

C'erano tante cose intelligenti e sensate di cui potevo discutere, ma non ho saputo resistere. Oggi vi racconto del videogioco che, quasi ininterrottamente, mi ha tenuta attaccata al mio Nintendo DS da Agosto fino a... ieri.

In realtà si tratta di un'intera saga composta da tre videogiochi, da cui poi sono derivati altri due filoni: Perfect Prosecutor e Apollo Justice. Ormai avrete capito che sto parlando di Phoenix Wright: Ace Attorney.

I giochi narrano le vicende di un giovane e inizialmente inesperto avvocato difensore, dall'inizio della sua carriera quasi fino al suo termine. Lo accompagnano alcuni personaggi ricorrenti, tanto che alla fine si subisce una sorta di attaccamento affettivo verso questi piccoli personaggini bidimensionali (*_*). I più noti sono: il procuratore Miles Edgeworth, amico d'infanzia e rivale di Phoenix; Larry Butz, altro amico d'infanzia dalla vita sregolata; Maya e Mia Fey, le due sorelle medium, la prima fa da assistente a Phoenix mentre la seconda era il suo capo ma è morta quindi appare spesso come evocazione per dare una mano a Phoenix; Pearly Fey, cugina di Maya, è un po' la mascotte del gruppo; Dick Gumshoe, detto anche detective sciattone, la brutta copia del Tenente Colombo però più simpatico.

Ci sono due punti che potrebbero essere considerati deboli nei due videogiochi. Il primo sono alcune licenze poetiche inserite dagli autori nella trama, come ad esempio il sistema giuridico e processuale che fa da sfondo alle vicende, forse troppo teatrale e poco realistico, e la presenza di dosi massicce di magia e spiritismo. Il secondo la ripetitività. Se proprio vogliamo caricare la dose possiamo anche dire che i personaggi sono sempre gli stessi e che le trame assumono la colossalità tipica delle soap opera.

Però accidenti, funziona. Le trame di tutti e tre i videogiochi sono così avvincenti che ti attaccano al doppio schermo come pochi altri videogiochi sanno fare. Proprio perché i personaggi sono pochi ma molto approfonditi, c'è sempre qualcosa nelle loro vite da rivelare attraverso un processo o un'indagine. Hanno effettivamente una profondità e una caratterizzazione tale da diventare quasi affascinanti in qualche caso. In pratica sono tantissime le sotto-storie che si dipanano dal filo principale della storia di questo giovane avvocato dall'abito di un colore improponibile e la pettinatura improbabile.

Il sistema di gioco è piuttosto semplice e intuitivo, un po' limitato forse, ma offre varianti interessanti, come la possibilità di scoprire i segreti dei testimoni attraverso l'apertura dei lucchetti psichici e l'analisi approfondita delle prove (con tanto di rilevazione di impronte digitali e ricerche col Luminol).

In sostanza è uno di quei giochi che almeno una volta nella vita vanno provati e vissuti, senza fermarsi ai primi dieci minuti di gioco che sono solitamente i più pallosi. A me è piaciuto molto, se doveste provarlo anche voi fatemi sapere!

giovedì 18 dicembre 2008

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Apatìa e risoluzioni per il nuovo anno

Cominciamo col dire che sono piuttosto apatica in questo periodo (come si evince dal titolo, ovviamente) e quindi essendo scazzata non mi perderò in giri di parole e cercherò di andare subito al dunque.

Il 2008 è stato un anno di merda. Non solo per me ma anche per molti di quelli che mi stanno attorno. Se nel 2007 pensavamo si stesse male, il 2008 è stato anche peggio (direi proprio disastroso), confermando le ormai scientifiche e rinomate leggi di Murphy. I pochi a cui è andata bene stiano tranquilli: con tutti gli accidenti che hanno accumulato durante i 2008, nel 2009 avranno anche loro una buona dose di sfiga. D'altra parte mal comune mezzo gaudio. No, scherzo ovviamente. Forse.

Da parte mia nel 2008 mi sono innamorata solo una volta (il che per me è davvero poco), ma il fatto di preferire la qualità alla quantità non mi ha favorito. Anzi. Ora sono single come nel 2007 e ho anche il cuore spezzato, come nel 2007. Verrebbe da dire che non è cambiato poi tanto nonostante tutti i casini successi. Perchè non è stato, come il 2007, un anno di totale inerzia, no. Questo 2008 è stato a dir poco catastrofico e in proporzioni colossali. Però tutto sommato qualcosa dovrò pur averla imparata dopo tutti i cataclismi che ho attraversato. Vi dico subito di no. Sono la stessa testa di cazzo con un caratteraccio assurdo e la stessa rompipalle di sempre. Andando a confermare che le persone non cambiano, e se una è una rompipalle non ci sono speranze. A questo punto ho deciso di rassegnarmi. Lo so che sono giovane eccetera, ma partendo dal presupposto che sono estremamente pigra e che mi stufo abbastanza in fretta di fare le cose, ho deciso che dal 2009 resterò fermamente single. Non mi sbatterò più troppo per gli uomini. Non mi sbatterò più proprio per niente. Male che vada prima dei trent'anni mi farò inseminare da un povero malcapitato scelto accuratamente nella mia cerchia di conoscenze e il figlio che tanto agogno (non adesso che devo laurearmi ovviamente, ma più in là) me lo farò da sola. Veramente avrei preferito avesse una famiglia attorno ma dato che mi rendo conto che data la situazione della nostra società è un'eventualità più unica che rara ho deciso di smettere di lottare contro i mulini a vento. Potete pensare che io sia pazza e che di tempo ce n'è ancora tanto, non importa. Il fatto è che non condivido chi si sposa e mette su famiglia in un tempo inferiore ai 5 anni, trovo che sia avventato e irresponsabile e per quanto io sia avventata e irresponsabile cedo ancora che una famiglia sia una cosa seria che va ponderata adeguatamente, quindi avendone 22 di anni il mio tempo utile per trovare l'uomo della mia vita termina fra 3 anni. Ma dato che prima sarò troppo concentrata a laurearmi per trovarlo, che non ho nessunissima intenzione di fare la "conciliatrice" con gli uomini come ho fatto finora e che il mio tempo di fanculizzamento si è drasticamente ridotto... prevedo che sarò ragazza madre. E mi sta bene a questo punto. La mia famiglia di partenza è probabilmente molto più sana di qualsiasi famiglia che sarei in grado di creare io. Fine dell'argomento affetti.


Università. Non vorrei dirlo troppo forte e poi rimanerci ma a quanto pare sono abbastanza in pari con gli esami. Ne ho lasciati indietro due che posso tranquillamente recuperare entro settembre prossimo e se tutto va bene questo semestre farò incetta di crediti. E qui sembra che vada tutto bene. Però (c'è sempre un però) sto iniziando a trovare i miei studi decisamente stancanti e molto poco stimolanti. Ho smesso di chiedermi a cosa mi serva tanta cultura, tanto presto dimenticherò la maggior parte delle cose che ho studiato. Molte le ho già scordate. La cultura è fine a sè stessa e serve ad esserci. Avendo un minimo di cultura generale si è più disposti al pensiero critico eccetera eccetera. Però mi sto stancando di tutti questi esami culturali. Vorrei che mi facessero scrivere qualcosa una volta ogni tanto. E' vero che scrivo già molto qua, però insomma, vorrei scrivere qualcosa di accademico. Articoli, esercitazioni, racconti. E' vero che saper scrivere è cosa diversa dalla scrittura creativa, però in un corso di scienze della comunicazione scritta e ipertestuale almeno 5 crediti di scrittura creativa ce li potevano mettere. Un laboratorio, un progetto facoltativo, qualcosa. E invece no, ce lo dobbiamo fare noi. E va bene, ce lo costruiremo noi. Ma è triste che si trovi più importante insegnarmi a scrivere una tesi (nozione che mi servirà solo una volta o al massimo due nella mia vita) che insegnarmi a scrivere un libro o un racconto o anche solo ad esprimere un'opinione su qualcosa. Segno che in questi tempi sconvolti tutto quello che conta è quello che può anche essere immediatamente commercializzato. E i sogni purtroppo sono una merce difficile da impacchettare. In sostanza sto trovando i miei studi molto sterili e fini a sè stessi, proprio come dovrebbero essere, perciò ho deciso che nel 2009 mi impegnerò a rimanere in pari con gli esami e ad iniziare a pensare a una tesi che offra degli interessanti spunti di riflessione e che vada un po' fuori dagli schemi.

Dedico un ultimo paragrafo alle questioni famiglia e salute, che tanto si interscambiano. Esiste interscambiano? Vabbè. I miei nonni superstiti sono sempre più vecchi e acciaccati. Anche io sono sempre più vecchia e acciaccata ma non posso permettermi di riposarmi dato che fra le altre cose devo pensare anche a loro. Stanno succedendo un po' di casini in vari frangenti, ma la cosa che più mi preoccupa è che sono molto stanca. Molto, molto stanca. E faccio anche fatica a dormire ormai. Spero non siano sintomi di depressione, pensavo di aver fatto i conti con sta cosa molto tempo fa e di averla risolta. Risoluzione per il 2009: cercare di pensare un po' di più al mio fisico e trascurare meno tutte quelle cose importanti che fanno vedere in tv: dieta, palestra, autostima. L'autostima l'ho aggiunta io, se ne parla troppo poco. Ne parlerò io nel prossimo intervento allora. Se mi va. Ah, dimenticavo: sopravvivere alle continue telefonate di mio nonno.

domenica 14 dicembre 2008

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On the arrow - A.F.I.


He said “Who truly belongs here?”
“Not I” She stared, “I’d lie here with you.”
He knows, no one shines forever,
they change with the weather

He said “I’ve now stayed too long here.”
“Goodbye” She said, “I’ll wait here for you.”
He knows the winds carry sorrow
As they leave, she’ll follow
They leave tomorrow

Fragments of joy torn apart,
A freshly drained heart
That beats, disguise themselves through him
He’ll say that “It’s nothing new.”
And swear this is true, for you
I’ll swallow the ocean, I’ll swallow the ocean

He said “Who truly belongs here?”
“Not I” She stared, “I’d lie here to you.”
I know the sorrow is sacred,
and I’ll never break you,
I’ll softly save you

Fragments of joy torn apart
A freshly drained heart
That beats, disguise themselves through him
He’ll say that “It’s nothing new.”
And swear this is true, for you
I’ll swallow the ocean, I’ll swallow the ocean

sabato 13 dicembre 2008

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Rinuncio

Rinuncio a tutto quello in cui credevo prima. All'amore, alla rettitudine, al sentimentalismo. Rinuncio alla fiducia nelle persone perché troppo spesso mi hanno tradita. Rinuncio a credere in qualcosa perché troppo spesso sono stata delusa. Rinuncio alla felicità come l'ho sempre voluta io. A un focolare, una famiglia, un gatto di nome Chaplin. Rinuncio ai libri per bambini che avrei voluto scrivere, perché li avrei solo macchiati di dolore e i bambini devono essere felici. Rinuncio alle torte e preferisco loro l'amarezza della vita perché ormai, senza volerlo, mi sono già fatta troppo contaminare. Rinuncio a desiderare qualcosa, perché la vita mi ha sempre riservato il premio di consolazione. Rinuncio anche a consolarmi, perché non credo nemmeno di volerlo. Rinuncio a guarire le mie ferite, che restino a marcire sotto le bende fatte di finti sorrisi. Rinuncio all'altruismo, perché non riuscirei a sentirmi a posto con la mia coscienza sapendo di farlo solo per sentirmi migliore. Rinuncio ad un paio di ali e mi riempio le tasche di sassi. Rinuncio ad essere trasparente come sono sempre stata mio malgrado, per mettermi una maschera dal trucco troppo pesante.

Non so se i cambiamenti dipendano da un avvenimento particolare o siano una summa delle esperienze che ci hanno portato ad un determinato punto della propria vita. Forse nel mio caso il cambiamento è stato causato dalla classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, forse il cambiamento non è ancora arrivato definitivamente. Forse sotto sotto non cambierò mai o forse sono già cambiata troppo senza accorgermene.

Il fatto è che quando nemmeno un bel voto abbastanza sudato ti da soddisfazione, quando nemmeno il Natale ti infonde un minimo di gioia ma anzi, ti sporca il cuore di un'infinita tristezza e solitudine, quando nemmeno le lacrime ti svuotano l'anima di tutto il dolore, a quel punto forse sei andata troppo oltre i tuoi limiti e non puoi più tornare la persona di prima. Un fazzoletto di cuore ci sarà sempre a sperare che arrivi qualcuno o qualcosa a salvarti, ma la maggior parte della tua essenza sarà già stata risucchiata da questa spirale di frustrazione e dolore.

Mi considero una sorta di Lindor. Ho un guscio croccante e un cuore dolce, che si scioglie sulla lingua. Però ora mi sembra quasi che sia rimasto solo l'involucro e che stia per frantumarsi come una di quelle vecchie sfere di vetro che si appendevano all'albero di Natale tanti anni fa. Non mi sono mai sentita così fragile e indifesa. Sono spesso stata sottovalutata, perché mi lamento sempre troppo ma poi mi rialzo sempre. Spero solo di rialzarmi ancora, domani, e di sorridere di nuovo. Ora lasciatemi lamentare un po', che tanto è quello che mi riesce meglio.

mercoledì 3 dicembre 2008

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Dieci buoni motivi per suonare questo basso


  1. Perché anche se Squier è pur sempre un Fender;
  2. Perché dopo averne regalata una di Fender, ora mi merito la mia parte;
  3. Perché l'insieme nero+fumetto fa molto Auro;
  4. Perché me lo merito, dopo aver passato il fottutissimo esame di sociologia, anche se per metà. Si potrebbe dire che l'ho quasi passato e che non so nemmeno come ho fatto;
  5. Perché il basso suona come il mio cuore, o forse è il mio cuore che è un po' basso;
  6. Perché un basso è pur sempre un'ancora e io sono pur sempre un aquilone;
  7. Perché un sacco di cose stanno cambiando ed io ho un estremo bisogno di musica;
  8. Perché noi donnine frustrate metteremo su il miglior gruppo di musica indefinitivamente alternativa dell'università, o almeno ci stiamo lavorando;
  9. Perché quando mi incazzo ho la faccia di Badtz Maru;
  10. Perché Natale è vicino e quando leggerà la mia letterina persino Babbo Natale si scioglierà in lacrime e me lo porterà.

lunedì 1 dicembre 2008

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Il fenomeno dello shopping nell'immaginario femminile

Ho messo apposta un titolo serio per un articolo stupido perchè mi diverto a "infrangere l'orizzonte delle attese del lettore", che vuol dire farvi saltare dalla sedia quando leggete qualcosa che non vi aspettavate. oppure, come in questo caso, farvi cambiare sito prima di aver letto un post potenzialmente interessante.

Fatto sta che ieri sono andata a fare shopping. Questa pratica, molto in voga fra le esponenti del gentil sesso, viene spesso sfruttata per catalizzare le emozioni negative e proiettarle sugli oggetti acquistati. Nel mio caso lo shopping è di due tipi: shopping compulsivo e shopping necessario.

Il primo dei due è quello quasi patologico, che mi spinge a comprare qualsiasi cosa colorata e tintinnante o luccicante nel raggio di 10 km fino all'esaurimento dei già pochi risparmi. Una volta che inizio a cambiare una banconota non sono soddisfatta finché non l'ho finita di spendere. Non so se questo comportamento sia dovuto alla frustrazione, all'odio per gli spiccioli o all'oggettiva poca capienza del mio portafoglio che mi spinge a liberarmi dei soldi in eccesso. Fatto sta che dovrei cercare di mitigare questo comportamento, onde evitare un crollo delle mie già tristi finanze.

Il secondo comportamento è quello che merita più attenzione, perché implica una doppia depressione: quella pre-shopping e quella post-shopping. Prendete una ragazza cicciottella e ditele "Dovresti comprarti un cappotto cara, quello che hai è un po' vecchiotto"; questa apparentemente semplice constatazione getterà la povera sventurata nel baratro della più nera disperazione. Per una ragazza mediamente grassa, e con mediamente grassa intendo dalla 46 in su, che per quanto mi riguarda è una persona normale, l'idea di andare a comprare abiti è pari al peggiore degli incubi. Ogni volta che devo comprarmi qualcosa oscillo fra le lacrime e l'impulso di nascondermi in un pozzo molto profondo. Prendete H&M, che nonostante tutto è uno dei miei negozi preferiti. A Parma, le taglie arrivano regolarmente fino all'equivalente di una 42 (parlo di equivalenti perché, tanto per facilitare le cose, sono tutte taglie inglesi). C'è qualche 44, ma non per tutti gli abiti, e 46 sono un miraggio e sopra la 46 devi praticamente andare a fortuna. Spesso i vestiti di cui rimane sopra la 46 sono quelli più brutti, quelli di colori improponibili o quelli che pizzicano. Noi ragazze cicciottelle non abbiamo le pulci, se ci grattiamo è colpa degli stilisti.

Altro problema è la conformazione degli abiti. A quanto pare le donne non hanno seno nella nostra società, perché tutti gli indumenti che la povera sventurata con un po' di forme si prova tendono invariabilmente a tirare sul seno. Cosa fastidiosissima che io ho risolto con il pre-maman, ma solo da H&M perché gli altri tendono a fare sembrare le puerpere degli alberi di Natale. Che poi ovviamente noi ciccione (a questo punto siamo ciccione, o almeno così ci sentiamo) dobbiamo subirci l'umiliazione di notare come a quella taglia 38 scarsa che si sta provando la roba nel camerino di fianco tutto stia meglio che a te. Le angolazioni improbabili degli specchi poi, completano una già avanzata operazione di demolizione dell'autostima, oltre a costringerti a posizioni assurde e a provocare spesso forti attacchi di cervicale.

Sempre parlando di taglie, non ho ancora capito come facciano la S, la M e la L ad essere identiche. Le uniche che si discostano un po' sono la XL e la XS. Tanto valeva risparmiare una lettera o due e unificare le altre. Senza contare che spesso e volentieri ogni vestito in vendita nei negozi non vi starà bene, a meno che non abbiate manco un rotolo di ciccia. Aderenza è la parola chiave, non importa se gli abiti che comprate vi fanno sembrare un insaccato.

E infine i prezzi. H&M ha dei prezzi da mercato ed offre una qualità lievemente maggiore. Il mercato ormai costa quanto un negozio economico. Urrà. Gli altri negozi sono solitamente inaccessibili a una studentessa squattrinata. Se un negozio è economico, sicuramente non ci saranno taglie superiori alla S.

Le conclusioni che ho tirato dopo una giornata in un grande magazzino sono:
  • Non ho ancora capito se noi ragazze siamo tutte grasse (e quindi i vestiti di taglie larghe finiscono più rapidamente) o tutte magre (e quindi i negozianti non si disturbano a rifornirsi di abiti della nostra taglia);
  • Sono tutti così ricchi? O forse sono ricchi solo i grassi (tranne me) e quelli magri sono poveri? O forse sono i grassi che sono così poveri da non potersi permettere di dimagrire e oltre al danno hanno la beffa che i magri si vestono spendendo meno?
  • Perchè tutti gli stilisti che si dedicano alle over 46 costano un occhio della testa e fanno abiti più adatti a delle balene che a delle persone?
  • Noi over 46 siamo effettivamente delle balene?
Ovviamente non ho comprato nulla perché non avevo abbastanza soldi e alla depressione pre-shopping si è aggiunta la depressione post-shopping da insoddisfazione dei desideri espressi. Un po' rassegnata ho chiesto a mia mamma di insegnarmi a rattoppare i calzini. Non si sa mai che fra poco mi tocchi anche quello.

domenica 23 novembre 2008

1

Femminismi

Negli ultimi giorni si è parlato parecchio della manifestazione contro la violenza verso le donne e come è ovvio sono tornate di moda le tematiche femministe. Si torna insomma a parlare di femminismo, di pari opportunità e tutte queste cose molto interessanti. Bene, dico io. Tutti quelli che mi conoscono bene (molto bene) sanno che sono la prima a schierarmi contro la violenza verso le donne e a difendere il gentil sesso (anche in modo un po' donchichottesco) e sanno anche il perchè, che io però nel blog non scrivo perchè se vi interessa me lo chiedete e ve lo racconto.

Sembra ormai un po' scontato e inutile parlare di pari opportunità al giorno d'oggi, ed è piuttosto obsoleta la parola femminista, che fa molto sessantottina attempata, però la vita di tutti i giorni ci insegna che una donna non ha quasi mai gli stessi diritti e trattamenti rispetto a un uomo e soprattutto non viene considerarta sua pari. Andatelo a spiegare all'ex ministro delle Pari Opportunità Prestigiacomo, che durante il suo mandato ha affermato che noi donne eravamo forse troppo privilegiate. Della Carfagna non mi è ancora pervenuto nulla, probabilmente è troppo impegnata a visitare i centri anti-violenza e a sbandierare una imminente legge contro lo stalking. Come se fosse lo stalking il problema delle donne moderne. Vabè, prima di passare alle polemiche, lasciatemi dire un paio di cose quasi neutre. No, ho cambiato idea. Cioè, non ho cose neutre da dire e quindi passo alle polemiche, che mi vengono molto meglio.

Io trovo che il problema siano le nostre cosiddette femministe (senza contare i nostri impegnatissimi ministri per le pari opportunità). Il sessantotto ha portato un sacco di belle cose, per cui migliaia (milioni?) di donne hanno patito e lottato. Tutto vero, c'era anche mia madre, anche se aveva dieci anni. Comunque lei è cresciuta con questi principi e li ha trasmessi anche a me, non sono una cagna dal cuore di ghiaccio. Il femminismo è stato la nostra manna dal cielo, e già il fatto che gli uomini non si sentano più legittimati all'adulterio, ad esempio, è una cosa positiva (anche se poi lo fanno lo stesso, ma almeno è considerata una cosa socialmente sbagliata o così dovrebbe essere). Io vengo da una generazione di nonne cornute e rassegnate, oggi la donna cornuta generalmente si fa sentire o comunque lascia l'uomo. Però, da un certo punto di vista ha anche causato un disastro sociale.

Sto parlando delle donne-uomo. E' quella specie di donna che spesso si nasconde dietro la maschera del femminismo e lo interpreta come una motivazione per comportarsi come un uomo. Mi sorprende che alcune non piscino in piedi. Ho visto donne alzare lavatrici o lasciare i bambini a casa con un padre a dir poco inadeguato per andare in Afghanistan. Non c'è nulla di male in tutto ciò, sia chiaro, io stessa volevo fare la carabiniera che non è proprio un mestiere tipicamente femminile, soprattutto nel periodo in cui volevo farlo io. Il problema è quando noi donne tendiamo a voler dimostrare a tutti i costi di essere come gli uomini. Ma non è vero!

A parte che in teoria non esiste una persona uguale ad un'altra e gli stereotipi uomo-donna andrebbero abbattuti, ma mettiamo anche di voler generalizzare. La bellezza del fatto di essere donna sta proprio nel fatto di essere diversa. E' la varietà che ci rende più ricchi, sia dal punto di vista sociale che economico e morale. Ogni persona dovrebbe essere in grado di valorizzare gli aspetti peculiari della sua personalità e di poter sfruttare le proprie uniche qualità. Così, volendo parlare in termini generici, non c'è nulla di male in una donna che sogna di fare la casalinga. Non c'è nulla di male in una donna che vuole avere dei figli. In sostanza le pari opportunità avrebbero proprio lo scopo di permettere ad ogni donna di fare quello che più le si addice, senza dover dimostrare di poter essere come un uomo. E invece ci ritroviamo sempre a dover fare mille cose e molto meglio degli uomini, e spesso siamo anche pagate meno!

Poi ci sono le violenze, che il più delle volte avvengono in ambito domestico, non all'esterno. Perchè è in casa che gli squilibri sociali colpiscono più duramente anche gli uomini. Io credo che in alcuni casi la violenza sia causata da un desiderio di prevalere su di noi, che, come ho detto, tendiamo ad apparire più aggressive e decise di un tempo. Forse la società è cambiata più rapidamente del nostro cervello e non siamo stati in grado di adattarci.

Ora però non voglio solo lamentarmi eh, vi spiego anche come secondo me si potrebbero risolvere le cose. Allora, delle varie quote rosa e cariche regalate in sfacciati tentativi di ingraziarsi il popolo non ce ne facciamo nulla. Anche perchè le quote rosa mi puzzano tanto di razza protetta. Vero che siamo diverse e che abbiamo peculiarità che ci rendono più "deboli", ma non abbiamo bisogno di qualcuno che ci garantisce la rappresentanza. Se ci date la possibilità di arrivarci alle poltrone che contano ce le prendiamo tranquillamente. Io punterei sull'assistenza alle famiglie. Noi donne siamo sempre impegnate, dato che la società ci ha imposto per secoli questo ruolo e forse siamo molto più brave dei maschietti in certe cose, a fare da focolare della casa. Il tipico scenario di una famiglia con entrambi i genitori che lavorano alle sette di sera: la moglie è in cucina a preparare per tutti mentre il marito gioca al computer/guarda la tv. E sono sempre le madri le prime a svegliarsi della famiglia, per stirare, preparare la colazione e svegliare i loro cari figli/mariti dormiglioni. A parte che gli uomini potrebbero anche schiodare il culo dalle poltrone e dare una mano ogni tanto, ma da questo punto di vista devo ammettere che le cose si stanno smuovendo. Ma se ci pensate già il fatto stesso che uno stipendio non basti a mantenere una famiglia (spesso neanche due) ci limita molto. Se anche una non volesse lavorare per fare da cameriere a un gruppo di quattro persone disorganizzate e chiassose (anche detto "famiglia") non riuscirebbe assolutamente a farlo. A parte che non avrebbe un minimo di riconoscimento per il suo lavoro massacrante (salvo un misero biglietto fatto dai figli a scuola, ben contenti di saltare un paio di lezioni) e nessun compenso di altro genere con cui garantirsi una pensione. Vabè che tanto non si va mai in pensione da casalinga. E poi mi duole riecheggiare parole ormai cacofoniche alle orecchie dei telespettatori, ma gli assegni familiari sono troppo bassi! Spesso avere figli è più dispendioso che altro. Non possiamo pagare l'asilo, una baby-sitter che ci regali due ore di svago a settimana è un vero lusso. In tali condizioni per una donna è quasi impossibile conciliare famiglia e lavoro e come è naturale spesso è il secondo a rimetterci. Per questo non riusciamo ad arrivare in alto. Aggiungeteci una buona dose di pregiudizi (che spesso abbiamo anche noi donne) ed il gioco è fatto.

Quello che più mi fa incavolare è che siamo sempre noi donne a distruggerci a vicenda, anzichè essere solidali. E quando solidarizziamo tendiamo ad assumere inquietanti sembianze di fattucchiere sanguinarie, pronte a demolire il mondo maschile. La chiave per risolvere la situazione è la collaborazione, cosa che gli esseri umani sembrano ancora non comprendere pienamente. Se al mondo ci fosse un po' più di solidarità e meno quote rosa staremmo tutti meglio. E' soprattutto nelle menti che va combattuta la battaglia femminista. Bisogna agire sulla cultura e sulla mentalità delle persone, educando tutti gli individui ad essere rispettosi degli altri, che siano uomini, donne, trans o "abbronzati", per usare un termine in voga fra i politici italiani. Ho come la netta sensazione che però non cambierà nulla, perchè nessuno vuole che cambi qualcosa veramente.

Consolatevi però: al più presto il governo varerà un nuovo urgentissimo decreto legge contro lo stalking. C'è di che andarne fieri.

giovedì 20 novembre 2008

2

A hunt in the dark

E' passato così poco e lo stesso mi sembra che ieri sia lontano anni luce. Dicono che il ricordo del piacere è solo un ricordo, mentre il ricordo del dolore è solo dolore ed è maledettamente vero. Io le cose belle della mia vita non me le ricordo, mentre la paura e le lacrime sono ancora vive come se le stessi vivendo ora. Però ormai è passato. Se il futuro è ignoto, almeno so che quello che c'è nel mio passato non ritornerà. L'unica cosa a ritornare sono sempre io e non c'è modo di scappare da me stessa e i miei difetti.

Credo di averlo capito ieri sera. Il mio cane è scappato, costringendo noi tre fratelli (ovviamente tutti già ammalati per conto nostro) a inseguirlo per le campagne circostanti armati di torcia, piumone e guinzaglio. Mio fratello, il più veloce di noi tre, camminava avanti mentre io stavo indietro con mia sorella. Ero debilitata per la bronchite, stanca, sentivo il cervello esplodermi e il freddo nelle ossa. Le nostre urla di richiamo e il vento si confondevano, mentre il rumore più temuto, quello delle macchine che passavano, ci faceva sobbalzare ogni volta. Perchè ad ogni macchina che passa hai paura che l'incubo si avveri: sentire una frenata e un botto, ed il tuo compagno di giochi è svanito nel nulla, inghiottito da una notte nera e fredda. In una situazione del genere non puoi fare altro che pensare. Ho rivissuto le notti con gli scout a correre per i campi con le pile in mano, verso il vecchio cimitero di Pontolo. I lumi che nelle nebbie dell'infanzia mi sembravano fantasmi che danzavano dietro le sbarre del cancello. Mettere la torcia sotto al viso e diventare dei mostri anche noi.

Mi sono resa conto che non è cambiato molto da allora. Non è cambiato nulla. Sono ancora una bambina spaventata, anche se non temo i fantasmi dell'esterno. I fantasmi che mi terrorizzano ora sono quelli dentro di me, forse perchè dentro ogni essere umano c'è un mostro molto peggiore di qualsiasi cosa si possa trovare in ciò che ci circonda. Credo si chiami coscienza. Ma coscienza non nel senso di quella cosina che ti dice cosa è giusto e cosa e sbagliato. Parlo della coscienza di sè. Quella bestia che sta lì a ricordarti che non sei che una briciola nell'universo e che forse come briciola fai anche piuttosto schifo. Che dopotutto qualcosa di nero e sporco dentro di te ci sarà sempre. Che quando le persone ti criticano hanno ragione.

E' vero. Non ho senso della misura. Il mio peggior difetto è proprio che nonostante abbia dei confini mentali piuttosto elastici, non riesco ad ignorare qualcosa di brutto quando lo vedo. Non riesco ad andare oltre ai difetti, sia miei che degli altri, ed accettarli. E sono frettolosa, impaziente. Rovino sempre tutto. Quanti difetti che ho, che abbiamo tutti noi. Sembra così impossibile che alcune persone trovino qualcuno con cui condividere un percorso lungo una vita nonostante i difetti. Qualcuno disposto ad accettarti per un lunghissimo periodo di tempo, esattamente così come sei. In effetti dato che l'Italia è uno dei paesi con il record di divorzi più alto nell'ultimo anno, forse verrebbe da riflettere che trovare l'anima gemella è un miracolo al giorno d'oggi, ma cosa avevano i nostri genitori, i nostri nonni, che manca a noi?

Credo che manchino il senso di sacrificio e la gioia di donarsi a qualcuno. Siamo viziati. La tv ci ha insegnato che esiste l'amore romantico perfetto e noi lo inseguiamo come dei cagnolini. Non siamo disposti ad accontentarci e ad accettare quello che la vita ci offre. Siamo anche terribilmente superficiali, non nel senso che basiamo il nostro giudizio sul mero aspetto fisico (anche), ma nel senso che non cerchiamo mai di conoscere le persone a fondo e a entrare nei loro panni. Non siamo più disposti a rinunciare a nulla, siamo davvero troppo egoisti per amare davvero.

Ecco, io nella notte credo, attraverso queste riflessioni, di aver trovato me stessa e di sapere finalmente quello che voglio, che non è più un'immagine netta e determinata, ma un obiettivo dai contorni indefiniti ed elastici. Un sogno vago, che si adatterà a quello che la vita sarà pronta ad offrirmi senza pregiudizi. Dopo un lungo respiro d'aria fredda sono tornata nel tepore della mia cucina, vicino alla stufa. Il mio cane ha bevuto tutto d'un fiato il brodo caldo versato da mia mamma nella ciotola e ci siamo accoccolati vicino al fuoco. L'ansia, la preoccupazione, le lacrime, tutto svanito nella luce calda della legna che brucia. Un'aspirina, il mio plaid rosso di pile. Casa. Forse sono cresciuta un altro po', ieri sera.